Marina, Marina, Marina…
Marina Berlusconi, all’indomani della sentenza d’appello sul lodo Mondadori, grida al complotto in coro con suo padre.
Il DNA non è acqua, a quanto pare.
Bene cara Marina, lascia che ti spieghi con parole semplici (così ti vengo incontro) cosa è successo:
nel 1991 la maggioranza delle azioni Mondadori viene assegnata dal giudice Metta al gruppo Fininvest (guardacaso qui i giudici son stati bravi e nessuno si è lamentato), peccato che poco tempo dopo salti fuori che il giudice di cui sopra sia stato corrotto con 400 milioni di lire transitate dal conto Fininvest al suo conto personale. Stando alla sentenza scritta oggi, i giudici ritengono che non è possibile che una simile somma sia stata versata senza che il CDA del biscione ne sapesse nulla, e visto che a capo c’era il tuo papino è ovvio che la responsabilità ricada su di lui. Fin qui tutto chiaro?
Spero di sì.
Non dimentichiamo poi una cosa importantissima: papino ha fatto in modo che si accorciassero di parecchio i tempi di prescrizione del reato di corruzione, derubricando la corruzione in atti giudiziari in corruzione semplice. Attenzione però: prescrizione NON significa assoluzione, tant’è che quando il papino si rivolse alla Cassazione per avere un proscioglimento definitivo, questi gli risposero “picche” perché le prove c’erano, ma era mutata la legge nel frattempo.
Cara Marina, io capisco che tu ti sia resa improvvisamente conto che il gigante ha i piedi d’argilla, ma le tue parole rischiano di ottenere l’effetto opposto. Dammi retta, in certi casi il silenzio è d’oro e questo è uno di quei casi.